Retail 2025 Consumer Engagement

Perché non ripensare il mondo delle promozioni in maniera dinamica, rispetto al comportamento dei consumatori e alla loro sensibilità alla comunicazione e al prezzo? In questo modo potrebbe aumentare in maniera drastica la capacità del retailer di indirizzare le proprie forze economiche sia verso iniziative promozionali mirate sia verso le trattative con i fornitori.

Immaginiamo anche quale impatto potrebbe portare tutto questo in un’esperienza dove il consumatore sia sponsor e produca contenuti pubblicitari sui social in favore del retailer stesso postando foto o mettendo like.

Ad esempio la catena di abbigliamento C&A fin dal 2012 ha mostrato su alcuni store il numero di like conseguiti sui social da alcuni prodotti specifici, esplicitandoli sulle grucce appendiabiti, e ingaggiando i consumatori in attività di gamification:

E se tutto questo non bastasse, perché non mettersi in contatto diretto col consumatore quando è a casa sua “osservando” il contenuto del frigo e suggerendo quali prodotti sono in scadenza o mancanti rispetto le sue abitudini. Perché non proporre un carrello online già pieno della spesa o proporgli uno store fisico vicino a casa dove può trovare tutto ciò che gli manca al miglior prezzo possibile.

Le nuove tecnologie hanno un ruolo fondamentale per l’applicazione di questi modelli di business, che hanno catturato anche l’attenzione del mondo accademico.

Fantascienza o realtà?

Come riportato da EconomyUP entro il 2023 ci saranno più di 40 miliardi di dispositivi connessi e solo il machine learning potrà aiutarci a elaborare tutti i dati prodotti.

Riportiamo di seguito alcuni esempi di come queste tecnologie sono già state utilizzate:

  • All’inizio di quest’anno Amazon Go ha applicato diverse tecnologie nel suo primo store a Seattle. Il cliente entra, sceglie i prodotti e li mette nella busta, e poi conclude la transazione quando esce. Grazie a sensori dislocati in tutto lo store, viene riconosciuto, consigliato ed rende possibile il riconoscimento dei prodotti che rimuove dallo scaffale.

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  • Lowe’s (catena americana dell’elettronica), ha introdotto soluzioni digitali in-store per dare al cliente un’esperienza immersiva. Grazie a Holoroom (un headset con realtà virtuale) aiuta il cliente a progettare le proprie stanze e spazi inserendo virtualmente gli elettrodomestici.

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  • Rebecca Minkoff, ha ripensato i suoi camerini inserendo nel negozio degli “specchi intelligenti” (che ciascuno di noi potrebbe crearsi anche in casa con software open source e un RaspBerry. Il consumatore viene consigliato su quali accessori o capi abbinare, grazie a tag RFID inseriti su ciascun vestito; inoltre può verificare la disponibilità di altre taglie o colori e senza mai dover lasciare il camerino o dover chiedere assistenza al commesso.

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  • L’International Vending Alliance (UVA), grazie alla collaborazione con Intel ha sviluppato un distributore automatico in grado di accettare pagamenti senza contanti, comunicare col cliente con schermi digitali interattivi e monitorare le condizioni del dispositivo. Altra interessante azienda che opera nel campo dei distributori automatici è WIB.

 

  • BASF (un’azienda chimica tedesca) ha una business unit dedicata alla distribuzione mondiale di vino e superalcolici con una propria cantina vinicola. Ha progettato una vetrina interattiva Smart Wine Shelf, che non solo mostra i vini in esposizione, ma fornisce informazioni dettagliate e consiglia gli abbinamenti rispetto piatti o gusti. Profilando i dati del consumatore ha costruito un’anagrafica dei gusti e delle abitudini, che garantisce al cliente un’esperienza estremamente personalizzata.
  • Starbucks infine ha scelto di testare la tecnologia dei beacon nel suo store di Seattle. Grazie ad essi vengono inviate notifiche su prodotti e promozioni orientando i consumatori verso acquisti sempre più costosi, come birre e miscele premium.

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